Democrazia senza popolo

Il problema della politica contemporanea, ovvero la sua riduzione a mera azione contrariamente alle tesi avanzate in primis da Platone nel suo “La Repubblica”, è stato sottilmente trattato dal docente e politologo Edoardo Greblo presso lo spazio Lino’s e Co. 

Come ha ampiamente sottolineato il professore, dagli anni cinquanta a questa parte il nostro paese ha visto un cambiamento radicale negli interessi politici: mentre al tempo si dibatteva riguardo alle condizioni economiche e sociali frutto soprattutto di contrasti tra le classi, la politica contemporanea si concentra in gran parte su questioni identitarie ed etnico-culturali.

Queste ultime, visibili e presenti quotidianamente in tutta la rete mediatica che ci circonda, fondano, molto spesso, dibattiti non poco accesi.

Secondo Edoardo Greblo, partendo dal filone del pensiero critico del Novecento che vede protagonisti Sartre, Nietzsche ed Hegel, l’Occidente possiede un carattere fortemente unitario a causa della gerarchizzazione dei poteri in cui il potere politico sembrerebbe essere l’unico democratizzabile. La democrazia è, dunque, un ideale a cui tendere continuamente, utopico e mai del tutto realizzabile. Questa logica sembrerebbe essere confermata dall’idea di post-democrazia: qualcosa che democrazia non è più, non di certo perché ne ha superato i principi ma piuttosto per un malessere ed una rassegnazione di fondo palesi e palpabili derivati dall’incapacità di mettere in pratica i principi democratici. Per spogliare la parola “democrazia” del suo significato non serve, dunque, ricorrere a azioni autoritarie o coercitive, non serve limitare i diritti e le libertà fondamentali dei cittadini o imporre derive totalitarie. Ciò che è sufficiente mettere in atto è un’estrema verticizzazione delle decisioni politiche puntando alla conservazione di ciò che è già in atto e non auspicando ad un partecipazione attiva della popolazione. La politica, nata come mediazione e contrattazione tra le classi, diventa dunque relegata ad un mero automatismo del sistema fortemente condizionato dalle abitudini economiche. L’elettore deve, infatti, scegliere il proprio rappresentante o partito politico di riferimento seguendo criteri simili a quelli messi in atto nel scegliere un bene di consumo proposto dal mercato. Le decisioni politiche sembrerebbero, inoltre, dipendere da caratteri di velocità più che di qualità, producendo, così, risultati deludenti.

Il tema dell’immigrazione invoca il riconoscimento del diritto di cittadinanza alle seconde generazioni di immigrati: generazioni che, molto spesso, non hanno percezione del loro paese d’origine come proprio e frequentemente non parlano la lingua dei loro padri né hanno mai vissuto nel paese d’origine. Il principio dello ius soli, già presente negli Stati Uniti, non può essere, però, assimilabile alla proposta di legge in discussione in Italia. Quest’ultima, prevedrebbe, infatti, il completamento di almeno un ciclo scolastico in Italia. Sarebbe più lecito, dunque, parlare di ius culturae.

Dopo un’ampia riflessione del relatore riguardo alla brutale semplificazione arrecata dalla destra, oramai necessaria nell’ambiente mediatico attuale, il professor Greblo ha voluto avanzare una proposta innovativa volta ad integrare le nuove generazioni, immerse in una realtà culturale così frammentata ed eterogenea. L’introduzione di un’ora obbligatoria di Storia delle religioni, potrebbe, quindi, spostare il senso comune sulla strada della tolleranza ed implementare una laicità più che mai necessaria nella società di oggi.

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